Amanti

Il mattino dicembrino era fatto di nebbia luminosa, la campagna bianca di brina. Noi due eravamo chiusi nella soffice intimita’ della Mercedes. L’incontro per un temporaneo distacco, il giorno seguente sarei partito per una settimana di vacanza a Parigi con T. mia moglie, e questo bruciava il cuore della mia dolce e tenera amante, anche lei T come la moglie, lo stesso identico nome : un caso unico, direi. Lei sapeva e bruciava di gelosia. Noi due sapevamo tutto l’uno dell’altra, di cio’ che accadeva nei nostri rispettivi letti domestici. Lei sapeva di cosa combinavo con T: la moglie – notevole mignotta in tutti i sensi, sex appeal e sconcezze annesse.Io sapevo tutto di lei e di R. l’atletico coniuge scopatore ufficiale e mio acerrimo rivale : perche T: l’amante non era da meno nel suscitare la mia furia gelosa. Insomma avevo a che fare con due donne una piu troia dell’altra.
La mia tenera amante, lo intuiva. Parigi e le sue tentazioni, Parigi e i suoi vizi : nel massimo dell’eccitazione avrei sfogato i miei istinti sulla donna disponibile al momento, proprio la rivale piu odiata.
Nel silenzio luminoso e nel tepore dell’abitacolo avevamo preso a baciarci forsennatamente, lingue nelle lingue, le mani a palpare i nostri corpi in frenasia.Non avevamo molto tempo ,i nostri impegni di lavoro ci aspettavano ineludibili. “Non andarci, a Parigi” tento’ di pregarmi, ma sapeva di fare una richiesta inaccettabile. E poi era nei patti, la nostra relazione doveva dare la precedenza alla vita ufficiale, prendere o lasciare. Cosi’ era stato fin’ora e nulla sarebbe cambiato. “Va bene, amore – mi sussurro’allora – ti lascero’ un ricordo di me che non potrai eludere”. Fu un attimo e l’attillato maglioncino di cashmere che le fasciava l’affascinante figura si sfilo’ per incanto lasciando ai miei occhi e alle mie mani un seno terza misura mirabilmente disegnato.Un attimo successivo e i miei pantaloni si slacciarono liberando una scimitarra da 18 centimetri pronta ad ogni genere di combattimento. Il che comincio’ subito, con due labbra disegnate proprio per quello e una lingua audace e golosa. Le mie mani arruffavano convulsamente la capigliatura ramata, la mia voce la incitava a succhiare…a succhiare. Alla fine venne il piu bell’orgasmo della mia vita. non una goccia del prezioso liquido perso nell’ambiente, tutto ingoiato con somma maestria e con godimento estremo, perche’ si, anche lei alla fine ebbe il suo piacere. Continuammo a baciarci in bocca , sperma e saliva a fare il bollente cocktail di quel mattino rovente e gelato. “Amore, ora poui andare a Parigi con quella puttana” mi disse prima che ci lasciassimo. “Grazie amore – pensai senza dirlo – mi hai dato la carica per futuri racconti…spero di avere storie interessanti al mio ritorno”. Insomma, conclusi parafrasando Enrico IV, mi pare, Parigi valse bene un pompino… e che pompino.