Come ogni venerdì

A volte ci si sveglia una mattina coscienti delle proprie necessità, felici di aver finalmente compreso che quello che si desidera non è malato, non è perverso come religione, genitori, televisione e libri vogliono farti credere. Marianna era una ragazza allegra, spensierata e piena di desiderio di vivere e godersi la sua giovinezza. Sapeva sempre ciò che voleva e in un modo o nell’altro riusciva ad ottenerlo anche sfruttando la sua caparbietà e la sua bellezza semplice e non eccessivamente appariscente. La sua relazione con Marco era iniziata qualche anno prima. Si erano conosciuti ad una festa di amici e avevano immediatamente stabilito una sorta di invisibile legame basato su una iniziale attrazione divenuta poi intenso amore. Ma come per tutte le cose a lungo andare la loro relazione si era assopita su di un letto di abitudini, gesti quasi rituali compiuti senza più assaporarne il reale gusto. Spesso in macchina Marianna lasciava cadere gli occhi, non vista, sulle gambe muscolose e forti di Marco. Osservava i muscoli tendersi e distendersi sui pedali, guardava le sue mani stringere con forza il volante, muovere il cambio. Marco aveva quella guida tranquilla e sicura che ti fa dimenticare di essere in macchina. Quanto amava quelle mani e quanto avrebbe desiderato la stessa forza sul suo corpo. Si stupiva sempre di quei pensieri perché il loro sesso era sempre stato molto dolce e quelle forti mani diventavano sempre farfalle sulla sua pelle. Fare l’amore era bello, non aveva mai sentito il bisogno di guardarsi intorno da quando aveva conosciuto Marco. Sapeva che lui era ciò che desiderava, l’unica nuvola scura erano quei desideri che galleggiavano continuamente nel mare dei suoi pensieri. Voleva Marco di questo era sicura ma lo voleva in un modo diverso. Quella mattina Marianna, dopo l’ennesima notte trascorsa in un turbine di fantasie insoddisfatte, decise che avrebbe fatto comprendere a Marco, anche a costo di dirglielo apertamente, quello che lei voleva da lui. La coscienza di aver finalmente preso una decisione e di aver riconosciuto a se stessa questo nuovo mondo le regalarono un allegria ed una luce diversa. Trascorse gran parte della giornata a lavoro pensando al come dirglielo; voleva evitare la dichiarazione esplicita e sperava che Marco potesse comprendere. Ma quando arrivarono le 18 si rese conto che tutti i buoni propositi mattuttini erano stati inutili. Ancora non aveva deciso come dirglielo. Marco la venne a prendere. Come ogni Venerdì sarebbero andati al cinema con Francesco ed Elena. Come ogni Venerdì nel vederla lui le avrebbe sorriso e le avrebbe baciato dolcemente le labbra. Come ogni Venerdì avrebbero mangiato qualcosa con gli amici che avrebbero poi salutato per andare a casa di lei a fare l’amore. No, non poteva permettere che l’ennesimo Venerdì si ripetesse uguale a tutti gli altri. Il film era un bel giallo con la solita storia d’amore fra i protagonisti. Fu proprio la scena di sesso a far scattare qualcosa. L’uomo si avvicina alla donna, la guarda dritta negli occhi, è serio, sicuro, quasi gelido. Stringe fra le mani un foulard di seta nera e mentre lei abbassa lo sguardo intimidita dalla forza dell’uomo, la benda. Marianna teneva la mano di Marco. I suoi occhi erano incollati su quello schermo. Aveva completamente dimenticato la trama, stava guardando parte delle sue fantasie realizzate da due attori. Il suo desiderio di essere al posto dell’attrice in quella scena era cosi’ violento che sentì immediatamente un inequivocabile umido fra le gambe e il cuore che pompava sangue con una forza inaudita. Al termine della scena riprese coscienza di se stessa e del suo corpo rendendosi conto che stava stringendo con violenza la mano di Marco, sentiva la fedina dorata che lui portava all’anulare incastrata tra le dita di lui schiacciate dalla sua stretta. Allentò la presa e cercò di capire perché Marco non avesse fatto un fiato e avesse sopportato in silenzio. Riprese a stringergli la mano con dolcezza come se nulla fosse accaduto. Mentre fingeva di guardare un film del quale aveva dimenticato tutto tranne quella scena sentì lo sguardo di Marco scrutarle il volto, lui la stava fissando intensamente. Marianna girò il volto verso di lui. Nel buio vide i suoi occhi, fermi, fissi su di lei, che la scrutavano, indagatori, indignati, freddi. Marco allontanò quella mano che fino a poco fa lei aveva stretto e mettendosi braccia conserte. Sembrava infuriato. Marianna ripensò a tutti i suoi buoni propositi, ai suoi desideri, alle fantasie che avrebbe voluto raccontargli. Ci ripensò con uno sconforto infinito. Era convinta ormai che non ci fosse null’altro da fare se non dimenticare. Al termine del film Marco assunse un atteggiamento distaccato nei suoi confronti ma visibile solo agli occhi di Marianna. Francesco ed Elena non si accorsero di nulla. Quando finalmente si ritrovarono soli in macchina Marianna si sentiva morire. Percepiva fisicamente l’indignazione di Marco e desiderava con tutto il cuore chiarirsi, ma le parole le morivano tra le labbra. Quando finalmente giunsero sotto al suo portone Marco fermò l’auto senza parcheggiare:
“Perché non vuoi salire?” gli domandò.
“Devo fare alcune cose Marianna, non posso restare stasera. Mi dispiace.”
Lei si avvicinò per baciarlo ma il suo volto rimase impassibile, con lo sguardo fisso di fronte a se’ lasciando che il bacio di lei gli sfiorasse solo la guancia.