Una gran brava troia

Mentre il mio boy si ritiene più innamorato che mai, io comincio a desiderare altri… ehm… cazzi! Allo stesso tempo il mio desiderio verso di lui si è completamente esaurito.
Così ieri sera, dopo che qualche cocktail mi ha resa più allegra e disponibile, al ritorno a casa come al solito ci siamo appartati con la macchina nel nostro posticino.
Era un bel po’ che non capitava, non avevamo avuto il tempo di vederci tra i vari impegni lavorativi e familiari… per fortuna!
Ma ieri sera avrei dovuto rispettare i miei doveri.
A dire il vero, ho insistito perché mi portasse a casa che ero stanca. Ma niente… mi ha spinta con forza nei sedili posteriori, abbastanza spaziosi (quelli della Golf plus) per la mia corporatura minuta. Con la stessa forza mi ha sdraiata. Io mi tenevo la gonna del vestitino nero ben parata giù, mentre lui con forza mi allargava le gambe. Il compito gli è costato comunque un po’ d’impegno, viste le ore passate ogni giorno in palestra a tonificarmi – anche – la parte interna delle cosce: il che lo ha eccitato ancor di più (e il mio scopo era proprio quello!). Mentre dimenavo corpo, gambe e mani P.è riuscito a togliermi la brasiliana in pizzo. I miei “no!” ansimanti aumentavano il suo appetito, affondando labbra e lingua nella mia figa. Presa da una voglia incontenibile di scopare con l’altro, ho alzato il bacino mentre con la mano gli premevo il viso tra le grandi labbra. Calde slinguazzate raccoglievano i miei umori e stimolavano la clitoride. Poi con un colpo secco quattro dita mi hanno penetrata. Il dolore alla pareti della mia ferita e quello provocato dai morsi al clitoride e alle grandi labbra, mi provocavano un calore fortissimo nel basso ventre che cominciava ad aggrovigliarsi in quello che di lì a poco sarebbe stato un orgasmo. Quando ho gemuto tutto il mio piacere mi trovavo ancora in quella posizione, con il bacino alzato e il suo viso spinto in mezzo alle gambe, ma queste cominciavano a tremare e le mie forze cominciavano a cedere. In quel momento poteva fare di me quel che voleva. Espressamente gridavo i miei “no!” mentre spingeva le 4 dita dentro di me, ma nello stesso tempo pensavo ad M: ed ansimavo. Il mio piacere e la mia risolutezza devono essergli parsi tanto eccitanti quanto il mio volto e le mie espressioni, a dir suo, da porno diva di classe. Continuava a penetrarmi così, ed io provavo a fermargli il polso. Un sonoro schiaffo mi ha colpito il viso (tanto forte quanto da non lasciarmi il segno l’indomani, ma da poter sentire il pizzicore della pelle). Il bruciore alla guancia mi ha riportato alla realtà: lì con me c’era lui, P. . Mentre mi dimenavo perché il suo cazzo non mi finisse completamente in bocca, lui me lo sbatteva forte velocemente fino alla gola, schizzandomi il suo seme in fondo alla cavità orale e facendomelo ingoiare tutto per bene, tenendomi la bocca aperta con la mano.
Non era mai successo che lo avesse ancora duro poco dopo (non ero mai riuscita prima ad ottenere più di un amplesso per volta!). E invece era lì che se lo meneva marmoreo, mentre cercava di spalancarmi le gambe: “adesso ti stupro, maiala!”. Ripetevo “no!” con veemenza ma sapeva benissimo che ero piena di voglia. Poi ho sentito il suo cazzo penetrarmi con forza fino in fondo, tanto da farmi male. E più spingeva violentemente e più godevo. Di lì a poco sono stata percossa da una scarica di orgasmi ogni 10 minuti. Una cosa mai provata prima, merito di M. che pensavo di avere davanti. Poi è uscito velocemente, mi ha girata prona, tenendomi le braccia dietro la vita. Mi ha alzata fino ad inginocchiarmi, ma col il viso sul sedile. Mi stava stimolando l’ano col pollice, mentre si è avvicinato all’orecchio per sussurrarmi: “adesso ti do una ripassatina al culo, bella porcona”.
Mi è assalita la paura, mi dimenavo, ma lui riusciva a tenermi ferma. Mi ha sculacciata con forza: “Non si fa così, bambina cattiva! Adesso ti devo punire”. Con una veloce steccata il suo cazzo mi ha spaccato il culo. I miei tentativi di protestare si strozzavano in gola. Ma quella sensazione cominciava a piacermi. Con la stessa violenza lo ha ritratto, per poi piantarlo ancora e rimuoverlo e piantarlo e rimuoverlo… Quando ha sentito che gli stavo bagnando l’asta, si è di nuovamente ritirato: “E adesso godi anche!”. È stata la tortura peggiore: mi penetrava solo con il glande, stimolando le mie voglie, desideravo sentirlo tutto, ma così mi piaceva lo stesso. Ad un certo punto, senza accorgermene mi sono spinta indietro, avviluppando nel mio sfintere tutto la sua mazza. Sentivo stille fortissime di bruciore alle pareti, il suo pisello era veramente ingrossato, si preparava a venire. Ho cominciato involontariamente una danza ondulatoria prendendolo sempre più velocemente, aumentando il desiderio di venire di tutti e due. Il suo orgasmo fu un’esplosione bollente dentro di me e simultaneamente anch’io ho provato quell’estasi. Ormai era sfinito. Io mi sono abbandonata sul suo corpo.

Tutto da a pensare ad una riconciliazione pacifica. The happy end. Ed invece no!
Mi ha scostato bruscamente.
“Adesso toccati! Si voglio vederti venire mentre pensi a quell’altro!”.
Stupita! Mi sentivo stupida quanto stupita! Avevo la conferma: sono davvero una troia! E mi piace davvero che lui mi guardi con questa parola riflessa negli occhi.
Ed è stato un fiume in piena quello che ho sentito bagnarmi la figa all’apice della mia stimolazione…
“Brava! Sei stata veramente brava stasera! Una gran brava troia!”